Cent’anni di Relatività. Un punto di vista filosofico

‌                   Rocco Vittorio Macrì                         

E’ passato un secolo dalla nascita della teoria della relatività:  il ventiseienne Albert Einstein (1879-1955) in un articolo “esplosivo” del 1905 avrebbe innescato la seconda rivoluzione scientifica, come si sarebbe rinominata con gli occhi del poi nel confronto con la prima di Copernico-Galileo-Newton, facendolo diventare l’autorità per eccellenza, come egli stesso ebbe a dire: «Per punirmi del mio disprezzo nei confronti dell’autorità, il Fato fece un’autorità di me stesso».

Einstein è stato l’artefice della metamorfosi moderna per aver posto «la matematica al centro dell’esperienza» – come attesta Gaston Bachelard – insieme ad una visione elastica dello spazio e del tempo.

I cento anni che separano il pensiero scientifico-filosofico classico da quello scaturito dalla seconda rivoluzione scientifica hanno scosso i pilastri della stessa gnoseologia: i concetti di spazio, tempo, simultaneità, cosmo, esistenza, causalità, hanno affrontato una fatale rielaborazione, un rivolgimento senza precedenti.

La fisica, per la prima volta, “ridisegna” la filosofia, mentre Einstein si erge a pietra angolare del più grande cataclisma intellettuale della storia del pensiero scientifico. Si comprende bene pertanto come tale deflagrazione epistemologica abbia potuto attrarre l’interesse di intere classi di pensatori, filosofi e scienziati: dagli storici del pensiero scientifico a quelli del pensiero filosofico, dai sociologi della scienza agli epistemologi.

Ingegneri, astronomi, astrofisici, cosmologi, fisici delle particelle, fisici teorici e sperimentali… D’altra parte per il filosofo diventa degno di attenzione il resoconto relativistico che attraversa Bruno, Galileo, Cartesio, Huygens, Newton, Leibniz, Berkeley, Kant, Mach, Poincaré, fino a trovare il punto omega in Einstein.

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One Hundred Years of Relativity. A philosophical point of view

It ‘s been a century since the birth of relativity theory: the twenty-six Albert Einstein (1879-1955) in an “explosive” article in 1905 would have triggered the second scientific revolution, as it would be renamed the eyes of the then in comparison with the first of Copernicus-Galileo-Newton, making him the authority par excellence, as he himself said: «To punish me for my contempt for authority, fate made me an authority of the same». Einstein was the architect of modern metamorphosis for asking «mathematics at the center of experience» – as evidenced by Gaston Bachelard – together with an elastic view of space and time. The hundred years which separate the scientific thought and philosophical classic that resulted from the second scientific revolution have shaken the pillars of the same theory of knowledge: the concepts of space, time, simultaneity, cosmos, existence, causality have dealt a fatal reworking, an unprecedented upheaval. Physics, for the first time, “redesigns” philosophy, while Einstein stands as a cornerstone of the greatest intellectual catastrophe in the history of scientific thought. It is therefore easy to understand how this epistemological explosion could have attracted the interest of one class of thinkers, philosophers and scientists: the history of scientific thought to those of philosophical thought by sociologists of science to epistemology. Engineers, astronomers, astrophysicists, cosmologists, particle physicists, theoretical physicists and experimental … On the other hand the philosopher becomes worthy of attention guide the relativistic crossing Bruno, Galileo, Descartes, Huygens, Newton, Leibniz, Berkeley, Kant, Mach, Poincaré, until you find the omega point in Einstein.

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