Da Duhem a Feyerabend: il messaggio che l’epistemologia lancia alla scienza

‌                 Rocco Vittorio Macrì                       ‌

Quando una teoria (“mentale”) descrive e parametrizza l’esistente (“reale”) tenta una correlazione quanto più perfetta e completa possibile tra il quadro teorico scaturito dal pensiero e la trama del reale che ci ingloba; ebbene, questo “ponte” tra i due mondi, definiti da Popper mondo 3 (il mondo delle teorie) e mondo 1 (il mondo degli oggetti fisici) si rivela per niente “solido”, per niente univoco, non desmodromico (determinato con un solo grado di libertà). Mentre il reale è uno, le teorie possibili sembrano invece molteplici, forse infinite.

E il loro successo, dunque, si tinge di transitorio, effimero, non duraturo.

Così la teoria che ha avuto il massimo di consenso, affermazione, popolarità in tutta la storia del pensiero scientifico, il cosiddetto sistema tolemaico (che fu riverito per quasi due millenni), un bel giorno ebbe la sua fine ad opera di Copernico e Galileo.

La teoria copernicana poi, strettamente parlando e se ben si scruta, durò molto meno (si veda l’articolo). «Non c’è secolo – scriveva Henri Poincaré nel suo capolavoro La scienza e l’ipotesi (1902) – che non si sia mostrato irriverente nei riguardi del precedente, accusandolo di aver generalizzato troppo in fretta, e in maniera troppo ingenua».

Ciò perché le scoperte scientifiche si susseguono in modo non lineare: non per accumulo, ma piuttosto, come insegna Kuhn, per rivoluzioni e capovolgimenti di paradigma.

Lo scienziato non è neutro nella sua valutazione, nella sua osservazione.

Non c’è osservazione pura, gridava Hanson nel 1958 (Pattern on Discovery): i pretesi termini osservativi sono «carichi di teoria».

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From Duhem to Feyerabend: the message that epistemology sends to science

When a theory (“mental”) describes and parameterizes the existing (“real”) attempts a correlation as possible between the perfect and complete theoretical framework emerged from the plot of real thought and that includes, well, this “bridge” between the two worlds, defined by Popper’s world 3 (the world of theories) and a world (the world of physical objects) is revealed for nothing “solid”, not at all unique, non desmo (determined by a single degree of freedom). While the real one, possible theories seem to many, perhaps infinite. And their success, therefore, the bags are transient, ephemeral, not lasting. So the theory that has had the highest degree of consensus statement popularity throughout the history of scientific thought, known as the Ptolemaic system (which he was revered for almost two millennia), one day had to end its work of Copernicus and Galileo. The Copernican theory then, strictly speaking, and if well searches, lasted far less (see article). “There’s century – Henri Poincaré wrote in his masterpiece, Science and the hypothesis (1902) – which has proved to be disrespectful towards the former, accusing him of widespread too fast, and way too naive.” This is because scientific discoveries follow one another in a non-linear, not the accumulation, but rather, as shown by Kuhn, a paradigm for revolutions and upheavals. The scientist is not neutral in its assessment, in his observation. There is no pure observation, shouted Hanson in 1958 (on Pattern Discovery): The alleged observational terms are ‘theory laden’.

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