Einstein’s Ipse Dixit

                Rocco Vittorio Macrì ‌                            

 

 

Un ingegnere nucleare di alto livello, dopo aver toccato con mano la corrispondenza delle formule relativistiche con la sua esperienza quotidiana, scrisse all’autore che Einstein non poteva essere toccato, non poteva essere criticato: tutto sembra combaciare alla perfezione. Di una cosa che funziona è forse lecito recriminare qualcosa in merito? Perché intestardirsi sulle sterili questioni di principio se le formule in mano alle menti fisico- matematiche nella pratica funzionano? Sono in fondo le stesse parole che il grande Enrico Fermi rivolse alle preoccupazioni filosofiche di Ettore Majorana: «non è il caso che due osservatori si mettano a litigare per risultati strani e paradossali» scaturenti dalla relatività di Einstein: il fatto è che funziona! Così, per spiegare all’ingegnere che la «funziolatria» – come viene qui chiamata – non ha una corrispondenza biunivoca con la verità, l’autore ha fornito una sua replica toccando più di un punto epistemico scottante. «Verum sequitur ad quodlibet», dettava la logica antica e medioevale: il vero può conseguire dal falso e dal contraddittorio. Una verità lapalissiana secoli fa, diventata invece nella nostra epoca una perla perduta. Persino un orologio guasto e fermo – si diceva una volta – segnala per ben due volte al giorno l’ora giusta. «Ma in virtù di un duplice mancamento – ammoniva il vescovo e filosofo irlandese George Berkeley (1685– 1753) – voi arrivate, sebbene non alla scienza, alla verità». Dinanzi alla sua replica la reazione dell’ingegnere fu meravigliosa: ammise con grande umiltà e nobiltà d’animo di non aver mai pensato che le “variazioni sul tema” potessero essere così tante e così grandi. Si vide di fronte un panorama molto più ampio di quanto potesse immaginare. Ma la sua grandezza d’animo si manifestò appieno quando esortò all’autore di rendere pubblico questo carteggio, al fine di poter essere utilizzato con profitto da altri: «Le sue opinioni possono essere certamente utili e costruttive per una scienza più consapevole: sarà mia cura cercare di approfondirle anche attraverso i suoi libri».

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Einstein’s Ipse Dixit

A high-level nuclear engineer, after having touched the correspondence of relativistic formulas with his daily experience, wrote to the author that Einstein could not be touched, could not be criticized: everything seems to fit perfectly. Of a thing that works is it legitimate to recriminate something about it? Why stubborn over the sterile questions of principle if the formulas in the hands of the physical-mathematical minds in practice work? They are basically the same words that the great Enrico Fermi addressed to the philosophical concerns of Ettore Majorana: “it is not the case that two observers start to argue for strange and paradoxical results” arising from Einstein’s relativity: the fact is that it works! So, to explain to the engineer that the “functiolatry” – as it is called here – does not have a biunivocal correspondence with the truth, the author has provided his reply by touching more than one burning epistemic point. «Verum sequitur ad quodlibet», dictated the ancient and medieval logic: the true can be obtained from the false and the contradictory. A veracious truth centuries ago, instead became in our era a lost pearl. Even a dead and steady clock – it was once said – signals the right time twice a day. “But by virtue of a double failure – warned the Irish bishop and philosopher George Berkeley (1685-1753) – you arrived, although not to science, to the truth”. In response to his reply, the engineer’s reaction was wonderful: he admitted with great humility and nobility of mind that he had never thought that “variations on the theme” could be so many and so great. He saw a far wider panorama than he could imagine. But his greatness of mind was fully manifested when he urged the author to make this correspondence public, in order to be used with profit by others: «His opinions can certainly be useful and constructive for a more aware science: it will be mine take care to deepen them also through his books».

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