La fisica unifenomenica cartesiana e il punto debole dell’IA forte

‌                  Rocco Vittorio Macrì                         ‌

«Se vi pare strano che, per spiegare questi elementi, io non mi serva, come i filosofi, delle qualità chiamate caldo, freddo, umidità, secchezza, vi rispondo che, secondo me, queste qualità stesse hanno bisogno di spiegazione, e, se non m’inganno, non solo queste quattro qualità, ma anche tutte le altre, e persino tutte le forme dei corpi inanimati si possono spiegare senza bisogno di supporre nella materia dei corpi stessi nient’altro che il movimento, la grandezza, la forma, la disposizione delle parti».

Così Cartesio nel suo Le Monde ou Traité de la Lumière manifestava il principio unifenomenico del mondo fisico, il quale è alla base – o a fondamento – della sua grande sintesi cosmica.

Il carattere unifenomenico della fisica cartesiana, una fisica cioè che consenta di spiegare i fenomeni e le apparenze a partire da un unico fenomeno (e sostanza) primordiale, ha una tale valenza semantica e intuitiva per la struttura mentale umana che già Platone, prima dell’hyle aristotelico, era arrivato a contemplare il concetto di chora, di quella matrice cosmica e universale alla base di tutti i fenomeni, che permane al di là del divenire degli elementi e delle cose sensibili.

La stessa fisica democritea è unifenomenica. Un esempio perfetto di fisica unifenomenica nel nostro secolo è la Spaziofluidodinamica dello scienziato bergamasco Marco Todeschini (1899 – 1988) che con la sua monumentale Teoria delle apparenze del ‘49 avrebbe tentato di aprire un varco alla speranza di arrivare ad un sintesi cosmica unitaria di tipo cartesiano.

Noi qui accoglieremo della teoria todeschiniana soltanto il concetto di fondo, cioè il carattere unifenomenico della sua fisica, senza preoccuparci di quale valore o plausibilità abbiano le sue ipotesi.  Tale concetto di fisica unifenomenica ci servirà come strumento ultra-trasparente per dissipare le epistemologiche nebbie dell’IA (Intelligenza Artificiale).

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Unifhenomenal Cartesian physics and the weakness of strong AI

«If it strange that, to explain these elements, I will not serve as the philosophers call quality of heat, cold, dampness, dryness, you say that in my These very qualities they need explanation, and, if not mistaken, not only these four qualities, but also all others, and even all forms of inanimate bodies can be explained without assuming the same nothing matter of bodies ‘but the movement, size, shape, arrangement of parts». So Descartes in his Le Monde ou Traité de la Lumière expressing the uniphenomenal principle of the physical world, which is the basis – or foundation – its great cosmic synthesis. The uniphenomenal character of Cartesian physics, namely, that a physical help to explain the phenomena and appearances from a single primordial phenomenon (and substance), that has a semantic value and intuitive for the human mental structure that Plato, before the Aristotle’s hyle, had come to contemplate the concept of chora, the matrix of the cosmic and universal basis of all phenomena, which persists beyond the elements and become sensible things.

The same physics of Democritus is uniphenomenal. A perfect example of uniphenomenal physics in our time is the Space-fluid-dynamics of the scientist Marco Todeschini (Bergamo, 1899 – 1988) who, with his monumental Theory of appearances of ’49, would have tried to open a gate to the hope of reaching a unified cosmic synthesis of type Cartesian. We accept here only the bottom line of the todeschinian theory, that is the uniphenomenal character of his physics, no matter what they value or plausibility of its assumptions. This concept of uniphenomenal physics will serve as a tool to dispel the ultra-clear epistemological fog of AI (Artificial Intelligence).

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