Sulla presunta monoliticità della Scienza

‌                  Rocco Vittorio Macrì                            ‌

La storia della Scienza è molto più articolata e “sfrangiata” rispetto alle semplificazioni dei manuali. Prendiamo, ad esempio, la favola-mito della rivoluzione copernicana: si legge che c’era una volta un orco cattivo – ma ingenuo, superficiale e cadente – chiamato “Sistema Tolemaico”, castigato dai tre cavalieri Copernico-Keplero-Galileo – non ingenui, non superficiali – i quali diedero all’orco una lezione di precisione e “scientificità sperimentale”, confinandolo nel popperiano Mondo 3 delle teorie malconce e decadute. Questo è quanto l’inconscio collettivo ha recepito durante i secoli. Ma la realtà è ben diversa (cfr. articolo).
All’interno dell’alveare costituito dai cervelli dal camice bianco si hanno contrasti, scontri e battaglie incessanti, opinioni divergenti, modi di vedere incommensurabili. Ecco perché il premio nobel Max Planck, stanco di sentirsi spinto qua e là dal vento vorticoso all’interno della comunità, ad un certo punto “sbuffa” con queste parole: «Una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi oppositori e facendo loro vedere la luce, ma piuttosto perché i suoi oppositori alla fine muoiono, e cresce una nuova generazione che è abituata ad essa».

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On the presumed monolithicity of Science

The history of Science is much more articulate and “fractured” than the simplification of manuals. Let’s take, for example, the myth of the Copernican Revolution: it is said that there was once an evil ogre – but naïve, superficial and falling – called “Ptolemaic System”, castigated by the three Copernicus-Kepler-Galileo riders – not naïve , not superficial – who gave the orc a lesson of precision and “experimental science”, confining it to the Popperian World 3 of the malcontent and decayed theories. This is what the collective unconscious has transposed over the centuries. But reality is quite different (see article).
Within the hive made up of white-brained brains, there are contrasts, clashes and unending battles, diverging views, and ways of seeing immeasurable. That is why noble Max Planck’s award, tired of feeling pushed here and there by the swirling wind within the community, at one point “snorts” with these words: “A new scientific truth does not triumph by convincing its opponents and making them see the light, but rather because its opponents eventually die, and a new generation grows up that is familiar with it”.

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