The Magnetic Field as a particular current of ether

‌                  Rocco Vittorio Macrì                    ‌

«Powerful philosophical intellects, as that of Anaxagoras and Descartes, capable physicists, such as Lord Kelvin, Huygens, Fresnel, not to mention other major ones, have tried to explain by means of a fluid’s motions respectively astronomical, atomical, electrical and optical phenomena, without however arriving at discovering their inner laws», thus Marco Todeschini (Bergamo, 1899 – 1988) referred to the dense net of attempts made by great thinkers of the past to unify physical phenomena as manifestations of etheric states, in his monumental Theory of Appearances – Space-dynamics and Psychobiophysics of 1949, consacrating his entire life to the research of this purpose. Already in ancient times, Plato with his chora, and Aristotle with his hyle, moved in this same direction. Also in the physics of Descartes, the fine substance that composed the skies held such decisive functions. Even Newton, famous for his objections to Descartes’ approach, will manifest later in his Opticks a lack of certainty in regard to the ether’s theories, which is more surprising if one compares these last considerations with the apodeictic procedure of the Principia, so as to let us feel the sensation of kind of an indirect conversion to the ether’s theory, in the new Quaestiones, added to the last editions of his work.
Despite the stop right Einstein, for which we must – to him – «forget» the ether and «not pronounce the name as», a number of possible experiments are suggested here in order to highlight the still conceivable fluid-dynamic aspect of Universe.

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Il campo magnetico visto come una corrente particolare di etere

«Potenti intelletti filosofici come quelli di Anassagora e Cartesio, fisici capaci come Lord Kelvin, Huygens, Fresnel, per non menzionare altri, hanno tentato di spiegare tramite particolari moti di fluidi rispettivamente i fenomeni astronomici, atomici, elettrici e ottici, senza arrivare però a scoprire le rispettive leggi nascoste», così Marco Todeschini (Bergamo, 1899 – 1988) descrive la fitta rete di tentativi percorsa dai grandi pensatori del passato al fine di unificare i fenomeni fisici come manifestazioni di stati eterici, nella sua monumentale Teoria delle apparenze – Spazio-dinamica e psicobiofisica del 1949, consacrando la sua intera vita alla ricerca di questo traguardo. Già nell’antichità Platone col suo concetto di chora ed Aristotele con quello di hyle si erano mossi in questa direzione. In seguito, nella fisica di Cartesio, la sostanza sottile che componeva i cieli rispecchiava analoghe caratteristiche. Perfino Newton, famoso per le sue obiezioni all’approccio cartesiano, farà emergere più tardi nelle nuove Quaestiones aggiunte alle ultime edizioni della sua Opticks (al contrario di quanto aveva fatto intendere nei Pricipia) una forma, anche se pur timida, di conversione alla teoria dell’etere.

Nonostante l’altolà di Einstein, per il quale bisogna – a suo dire – «dimenticare» l’etere e «non pronunciarne più il nome», un numero di possibili esperimenti vengono qui suggeriti al fine di mettere in evidenza il tuttora concepibile aspetto fluido-dinamico dell’Universo.

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